Danno da errore medico

Dal punto di vista giurisprudenziale l’errore medico contempla una serie di situazioni tutte diverse tra loro, ma che hanno in comune la produzione di un danno in capo al paziente a causa di scelte terapeutiche inopportune operate dal medico.

In cosa consiste l’errore medico

Nel caso di danno da errore medico si è in presenza di un peggioramento delle condizioni di salute del paziente (che può sfociare in extremis nella morte dello stesso) dovuto a specifiche scelte terapeutiche del sanitario e non al decorso naturale della malattia. L’errore può incorrere in tante occasioni: nell’esecuzione di un intervento chirurgico, nella somministrazione di farmaci, nella fase di diagnosi e conseguente cura di una patologia, etc.

La casistica giurisprudenziale al riguardo è vasta e varia. L’errore medico, perché sia giuridicamente rilevante, deve consistere in una condotta colposa che vìoli “i doveri inerenti allo svolgimento della professione” (art. 1176 comma 2 c.c.), pertanto spesso è dovuto ad imprudenza, imperizia, negligenza o semplice errore materiale nell’esecuzione di una manovra o di un intervento. Quando da questo errore si cagiona un danno ingiusto (variamente graduabile) allora il medico e la struttura sanitaria da cui questo dipende, rispondono dello stesso sia in sede civile che penale e il paziente (o i suoi familiari in caso di morte) ha il diritto di agire in giudizio per la richiesta del risarcimento del danno. In concreto il danno da errore medico (peggioramento delle condizioni di salute, invalidità temporanea o permanente, morte) può derivare da una diagnosi sbagliata o ritardata, da un intervento chirurgico mal eseguito, da esami diagnostici omessi al fine di una corretta individuazione della malattia, da una errata gestione della terapia attuata in seguito all’intervento chirurgico, etc.

In tutti questi casi il paziente può agire in giudizio per richiedere il risarcimento del danno (patrimoniale, biologico, morale, esistenziale) e il rimborso delle spese sanitarie sostenute.

Il tipo di danno (biologico, morale, etc.)

La casistica giurisprudenziale del danno da errore medico è piuttosto vasta. Il medico risponde del danno ingiusto cagionato ad un paziente quando questo è causato da una condotta che trasgredisce ai doveri inerenti lo svolgimento della professione ovvero non rispetta i criteri di diligenza a cui deve improntare lo svolgimento delle proprie attività.

La tipologia di danno per cui il paziente può agire è configurata in modo diverso a seconda degli aspetti che si prendono in considerazione. Prima di tutto l’ordinamento giuridico, in sede civile, valuta il danno patrimoniale e non patrimoniale subìto dal soggetto. Il danno patrimoniale attiene alla sfera economica e patrimoniale del danneggiato e si distingue in danno emergente (danno attuale) e lucro cessante (perdita di guadagni futuri dovuta alla lesione subìta).

Il danno non patrimoniale è quello che incide sulla sfera personale dell’individuo e si suddivide in danno biologico, morale e oggi anche esistenziale dopo la rivalutazione operata dalla Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 1361/2013.

Mentre il danno biologico è connesso alla lesione dell’integrità fisica del paziente e viene quantificato in base a specifiche valutazioni tabellari predisposte dall’autorità giudiziaria, il danno morale è legato alla sofferenza psicologica del soggetto ed è quantificato a discrezione dal giudice. Una parte della giurisprudenza considera compreso nel danno morale anche il cosiddetto danno da morte ovvero l’eventuale patimento psicologico subìto dalla persona qualora la morte non sia intervenuta immediatamente.

Il danno esistenziale, che per un certo periodo di tempo è stato considerato come incluso in quello morale, oggi torna a rilevare autonomamente come lesione della dignità e della professionalità dell’individuo ovvero come lesione del diritto a realizzarsi come persona nella società. Anche il danno esistenziale è quantificato discrezionalmente dal giudice in sede decisoria. Per il risarcimento dei danni da malasanità può agire non solo il paziente, ma anche i suoi prossimi congiunti nel caso di morte.

Come si prova

La responsabilità medica sussiste per legge quando si commette un errore per violazione del dovere di diligenza in base al quale il professionista è tenuto ad adottare, nell’espletamento della propria attività, tutti gli accorgimenti, le regole tecniche e la perizia che l’esercizio della professione richiede. Pertanto due sono le condizioni fondamentali per ricorrere in giudizio e chiedere il risarcimento del danno:

1) che l’errore medico commesso rientri in questo ambito,

2) che esista un nesso di causalità diretta tra l’errore materiale o di valutazione commesso dal sanitario e il danno generato al paziente.

La legge presuppone che nel momento in cui il paziente si affida ad un medico o ad una struttura sanitaria, giuridicamente si viene ad instaurare un rapporto di tipo contrattuale anche se concretamente un contratto non viene firmato. Alla luce di questa presunzione, toccherà al paziente, in sede civile, dimostrare che è stato commesso un errore tecnico, specificando quale errore è stato commesso.

Dovrà provare che esiste una connessione diretta tra detto errore e la lesione subìta, nel senso che senza quel dato comportamento del medico la lesione o la morte non si sarebbero verificate. Spesso detto nesso, oltre alla descrizione specifica dell’errore, viene delegata ad una perizia medico-legale predisposta da un esperto sanitario del settore.

Il giudice valuterà le richieste del soggetto agente tenendo conto della cartella clinica prodotta e di tutta la documentazione sanitaria allegata agli atti, oltre che della perizia medico-legale. Il risarcimento del danno in questione può essere richiesto, oltre che al medico direttamente coinvolto, anche alla struttura ospedaliera da cui il medico dipende.

La responsabilità di quest’ultima è prevista anche nel caso di danno dovuto a malfunzionamento dei macchinari utilizzati per la diagnosi. Infine, se la struttura è pubblica, è chiamata a rispondere anche l’Azienda Sanitaria Locale che sovrintende alla struttura medesima.